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La Previdenza Complementare

Cos’è la previdenza complementare

Cos’è la previdenza complementare

La previdenza complementare, espressione della previdenza privata, rappresenta il secondo pilastro del sistema pensionistico il cui scopo è quello di integrare la previdenza di base obbligatoria o di primo pilastro (garantita dal sistema pensionistico pubblico). Disciplinata dal D.Lgs. 5 dicembre 2005 n. 252 (emanato in attuazione della legge delega 243/2004), la previdenza complementare ha come obiettivo quello di concorrere ad assicurare al lavoratore un livello adeguato di tutela pensionistica.

La previdenza complementare, costituita dai contributi versati dal lavoratore e dal datore di lavoro e dai rendimenti ottenuti attraverso l'investimento sui mercati finanziari dei contributi stessi, è basata su un sistema di forme pensionistiche incaricate di raccogliere il risparmio previdenziale mediante il quale, al termine della vita lavorativa, si potrà beneficiare di una pensione integrativa.

La contribuzione alla previdenza complementare consente al contribuente, oltre che a favore dei familiari fiscalmente a Suo carico, una serie di agevolazioni fiscali che rappresentano un’ulteriore opportunità di risparmio.

I destinatari della previdenza complementare

I destinatari dei fondi pensione, individuati all’art. 2 del D.Lgs. n. 252/2005, sono:

  • i lavoratori dipendenti, privati e pubblici;
  • i soci lavoratori e i lavoratori dipendenti di società cooperative di produzione e lavoro;
  • i lavoratori autonomi e i liberi professionisti;
  • persone che svolgono lavori non retribuiti in relazione a responsabilità familiari;
  • lavoratori con un'altra tipologia di contratto (ad es. un lavoratore occasionale).

Le tipologie dei fondi 

Le tipologie di forme pensionistiche complementari sono:

  • I fondi chiusi di origine "negoziale", ovvero forme pensionistiche complementari istituite dai rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro nell'ambito della contrattazione nazionale, di settore o aziendale. Essi sono individuati all’art. 3 del D.Lgs. 252/2005;
  • I fondi aperti (art. 12 del D.Lgs. n. 252/2005) sono fondi istituiti da banche, imprese di assicurazioni, società di gestione del risparmio (SGR) e società di intermediazione mobiliare (SIM);
  • I Piani pensionistici individuali (PIP), indicati all’art. 13 del D.Lgs. n. 252/2005, rappresentano i contratti di assicurazione sulla vita con finalità previdenziale. Essi sono disciplinati da regole che non dipendono solo dalla polizza assicurativa ma anche da un regolamento basato sulle direttive della COVIP. L’obbiettivo è quello di garantire all'utente gli stessi diritti e prerogative analoghi alle forme pensionistiche complementari;
  • I fondi pensione preesistenti. Questi fondi hanno caratteristiche proprie che li distinguono dai fondi istituiti con il D.Lsg. n. 252/2005. Possono, ad esempio, gestire direttamente le risorse senza ricorrere a intermediari specializzati. Si tratta di Fondi collettivi per i quali l'adesione dipende da accordi o contratti aziendali o interaziendali.
La gestione degli investimenti

La gestione degli investimenti

L’art. 6 del D.Lgs. n. 252/2005 contiene i principi della gestione delle forme pensionistiche complementari. Esse sono tenute al rigoroso rispetto di regole di prudenza, definite per legge. Tali regole devono tener conto della finalità previdenziale e non speculativa dell'investimento stesso ed inoltre, qualsiasi investimento deve essere adeguatamente diversificato ed effettuato tenendo conto dei limiti indicati dalla normativa in essere.

l finanziamento dei fondi

Come già accennato precedentemente, il finanziamento delle forme pensionistiche complementari è a carico del lavoratore (destinatario della prestazione). Nel rapporto di lavoro dipendente, il finanziamento è in parte anche a carico del datore di lavoro. I lavoratori dipendenti hanno la facoltà di integrare i versamenti contributivi anche attraverso il conferimento al fondo del proprio trattamento di fine rapporto (T.F.R.).

l finanziamento dei fondi

Modalità di conferimento del T.F.R.

Come definito dall’art. 1, comma 2 del D.Lgs. n. 252/2005 l'adesione alla previdenza complementare è libera e volontaria. Il lavoratore dipendente, entro i primi sei mesi dall'assunzione, può decidere di:

  • destinare le quote di T.F.R. ancora da maturare ad una forma pensionistica complementare;
  • lasciare il T.F.R. presso il datore di lavoro;
  • non decidere nulla. In tale situazione il datore di lavoro trasferisce il T.F.R. maturando alla forma pensionistica collettiva prevista dagli accordi o contratti collettivi, salvo accordi aziendali diversi. Nel caso di presenza di più forme pensionistiche, il T.F.R. è trasferito, salvo diverso accordo aziendale, al fondo pensione al quale ha aderito il maggior numero di dipendenti. In assenza di forme pensionistiche integrative collettive di riferimento, il datore di lavoro deve trasferire il T.F.R. maturando alla forma pensionistica complementare istituita appositamente presso l'I.N.P.S. (FONDINPS - art. 9 del D.Lgs. n. 252/2005);
  • destinare il T.F.R. futuro alla previdenza complementare anche in un secondo momento. Il T.F.R. maturato resta accantonato presso il datore di lavoro e sarà liquidato al momento della risoluzione del rapporto di lavoro.

Le prestazioni dei fondi per la previdenza complementare

Il diritto alla prestazione pensionistica dei fondi (art. 11 del D.Lgs. n. 252/2005) si acquisisce al momento della maturazione dei requisiti di accesso alle prestazioni stabiliti nel regime obbligatorio di appartenenza, con almeno cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari. Le fonti costitutive dei fondi possono prevedere la facoltà, da parte dell'assicurato, di chiedere la liquidazione della prestazione pensionistica in capitale entro il limite del 50% del montante finale accumulato. Agli iscritti al fondo è data l’opportunità di chiedere, in determinati limiti previsti dalle fonti costitutive, una anticipazione delle prestazioni per eventuali spese sanitarie, per l'acquisto della prima casa per sé o per i figli e per la realizzazione degli interventi di cui all'art 31 della L. n. 457/1978. L'anticipazione può, inoltre, essere richiesta per altre cause nel limite del 30% della posizione maturata. Decorsi due anni di adesione ad un fondo, è possibile richiedere il trasferimento della posizione maturata presso un altro fondo pensionistico complementare.

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